Alleniamo Imprese · guida gratuita

Sei porte fra il tuo agente e i tuoi strumenti. Per lo stesso lavoro, una può costare decine di volte un'altra.

Un agente è l'AI che invece di risponderti fa le cose al posto tuo, come Claude Code di Anthropic o Codex di OpenAI. Per farle si collega ai tuoi strumenti, e le porte sono sei: CLI, API, MCP, webhook, browser e schermo. Qui trovi cosa sono, quanto costano e quanto sbagliano, e la regola per scegliere quella giusta, che sta in una riga.

È la guida che uso nell'Allenamento Intensivo A.I., il mio corso di due settimane (chi si allena con me lo chiamo atleta, perché funziona come una palestra). Qui la leggi tutta, ci giochi, e se preferisci la ascolti. In fondo, se vuoi, mi mandi i tuoi strumenti e ti dico io da che porta passare.

Federico Vitiello, ritrattoDi Federico Vitiello

La regola, in trenta secondi

Prendi la porta più economica che copre il lavoro.

Il costo si conta in token, i pezzi, di testo o d'immagine, con cui si misura il lavoro dell'AI. Se paghi a consumo diventano euro, se hai un abbonamento sono il limite che finisce prima.

Ma questo come si collega a quello?

Un sabato di settembre ho passato due ore con i top manager di un'azienda. Avevano appena lasciato la chat per Claude Code, e mi hanno martellato di domande: come funziona questo, e il collegamento con quello, e con quell'altro. È la domanda giusta, perché da come l'agente si collega dipende il conto. Passare da una porta fatta per le persone invece che da una fatta per le macchine può costare decine di volte tanto, e sbagliare molto più spesso.

Io l'ho imparato pagando, una porta alla volta. Un login che scadeva di notte e fermava i lavori. Una pagina di pagamento che cadeva appena qualcuno usava un codice sconto, perché un fornitore aveva cambiato la forma di una risposta. Un bottone Salva di Google Ads che il click dell'agente attraversava senza premerlo. Il lunedì dopo quel sabato ho portato questa guida ai miei atleti, che si trovano davanti le stesse sigle appena il loro agente comincia a lavorare sul serio. Adesso è aperta a tutti.

Federico Vitiello, ritratto

Federico Vitiello

Allena imprese e formatori a guidare l'AI con la propria testa.

Ascolta la spiegazione

Le sei porte, spiegate a voce

Non è la mia voce. È Chiara, una voce sintetica di ElevenLabs, e racconta in terza persona quello che qui scrivo io. Un capitolo per slide: la ascolti di seguito, o salti al punto che ti serve.

11 capitoli · 13:28

Si parte da: Chi bussa a chi

  1. 0:00Chi bussa a chi
  2. 1:27La CLI
  3. 2:39L'API
  4. 3:54MCP
  5. 5:26Il webhook
  6. 6:43Il browser
  7. 8:08Lo schermo
  8. 9:10WordPress
  9. 10:23Il conto
  10. 11:27La scala
  11. 12:32La regola
Leggi il testo dell'audio

Chi bussa a chi

Questa guida l'ha scritta Federico Vitiello, che fa lavorare gli agenti ogni giorno e lo insegna nei suoi corsi. Io sono Chiara, una voce sintetica, e te la racconto. Un agente da solo non fa niente. Per lavorare deve parlare con gli strumenti che usi ogni giorno, il calendario, il sito, il programma che incassa i pagamenti. E per parlarci ha sei porte. La tesi sta in una frase. Prendi la porta più economica che copre il lavoro. In cinque porte è l'agente che bussa, e sono la CLI, l'API, MCP, il browser e lo schermo. Nella sesta bussa lo strumento, e si chiama webhook. Succede qualcosa dall'altra parte, e lui ti avvisa. Le cinque in cui bussa l'agente si dividono in due famiglie. Le porte da macchina, cioè CLI, API e MCP, parlano il linguaggio dello strumento. Costano poco, sbagliano poco, e fanno solo quello che lo strumento ha previsto. Le porte da persona, il browser e lo schermo, usano l'interfaccia fatta per te. Arrivano quasi ovunque, e pagano ogni passo in token, in tempo e in errori. I token sono i pezzi, di testo o d'immagine, con cui si misura il lavoro dell'intelligenza artificiale. Se paghi a consumo diventano euro, se hai un abbonamento sono il limite che finisce prima. Adesso le prendiamo una per una.

La CLI

CLI sta per Command Line Interface. È un programma senza finestre e senza bottoni, che si comanda scrivendo nel terminale, la finestra dove si danno i comandi al computer. Se usi Claude Code ne hai già una davanti, perché Claude Code è una CLI, e anche la sua app è un terminale abbellito. La porta di cui parliamo qui però è un'altra. Sono le CLI degli altri strumenti, quelle che il tuo agente apre per parlare con loro. Fra le porte in cui bussa l'agente è la più economica. Scrive una riga, legge una riga, ha finito. Un comando e la sua risposta stanno in una sessantina di token, cioè due righe di testo. Quasi sempre la CLI è un vestito comodo sopra l'API dello stesso servizio, con la documentazione dentro, e all'agente basta chiedere l'aiuto del comando per sapere tutto. Federico genera immagini e video con Higgsfield, che ha il suo sito, la sua API e anche un connettore, ma lui lo usa solo dalla CLI. Il punto debole è che esiste solo se chi fa il servizio l'ha scritta, e che va installata e autenticata su ogni computer, e i login scadono.

L'API

API sta per Application Programming Interface, ed è lo sportello che quasi ogni servizio tiene aperto per i programmi. Chiedi in una forma precisa, con una chiave che dice chi sei, e ti torna una risposta in una forma precisa. È la porta vera dietro quasi tutte le altre, perché le CLI e le prese MCP chiamano un'API. Il sito di Alleniamo Imprese ne usa parecchie, per esempio queste quattro. Le email partono con l'API di Resend, i video salgono con quella di Bunny, i messaggi che gli atleti dettano a voce li trascrive quella di ElevenLabs, e l'avviso che arriva a Federico quando qualcuno chiede di entrare in un corso è una chiamata sola all'API di Telegram. La chiave sta in un file del tuo computer che puoi aprire solo tu, e in chat non passa mai. Una chiave finita dentro una conversazione è bruciata. Il punto debole è che fai solo quello che il servizio ha deciso di aprire, e che la forma della risposta può cambiare senza avviso. Il due settembre Federico ha scoperto che Stripe, il servizio con cui incassa, aveva spostato il campo dello sconto, e la pagina di pagamento cadeva appena qualcuno usava un codice.

MCP

MCP sta per Model Context Protocol, ed è uno standard, cioè un accordo su come ci si parla. Un server MCP è il programma che fa da presa per un servizio. Espone un elenco di comandi, ognuno col suo nome, la sua descrizione e i suoi parametri, e qualunque agente che parla MCP quell'elenco se lo legge e chiama i comandi da solo. In Claude questi server si chiamano connettori, e li fa girare chi li offre. Non devi insegnargli niente, e l'autenticazione si fa una volta. MCP non è il contrario dell'API. Spesso è una presa messa davanti a lei, e dietro ci può essere anche un browser pilotato, un database, Telegram. Se dietro c'è un browser, le pagine che ti riporta le paghi come col browser. Nella scala passa davanti all'API per una ragione sola. Con un connettore ufficiale non leggi la documentazione. Il prezzo è l'elenco dei comandi, e quanto lo paghi dipende dal tuo agente. Claude Code oggi, quando apri una conversazione, legge solo i nomi, e la descrizione di un comando la va a cercare quando gli serve. Altri agenti leggono tutte le descrizioni appena apri, anche quelle che oggi non userai, e allora ogni presa in più si paga a ogni conversazione. Davanti alla pagina, sposta il cursore dello schema e guarda la differenza fra le due barre. Il guardiano del corso, un agente che lavora per Federico, usa questa porta. Ogni mezz'ora invita alle dirette chi ha pagato, e lo fa con il connettore di Google Calendar, che è un server MCP.

Il webhook

Fino a qui la prima mossa l'ha sempre fatta l'agente. Il webhook è il contrario. Dai allo strumento un indirizzo web tuo, e quando dall'altra parte succede qualcosa, un pagamento, un'email che arriva, è lui a bussare lì. L'alternativa si chiama giro di controllo. Passi a guardare ogni tanto se c'è qualcosa di nuovo, e quel giro lo paghi anche tutte le volte in cui non c'è niente. Davanti alla pagina, puoi provarli tutti e due e vedere quanto aspetti. Il webhook non passa dall'intelligenza artificiale. È un pezzo di codice che riceve e agisce, scritto una volta, quindi arriva subito e costa zero token a evento. Nel lavoro di Federico, il webhook di Stripe è il grilletto di tutto quello che succede quando qualcuno compra. Salva il pagamento, manda l'email giusta, avvisa Federico. Se la risposta è un errore, Stripe ritenta per giorni, quindi ogni evento ha il suo numero unico e alla seconda consegna non si scrive a nessuno. Il prezzo è un server sempre acceso. E c'è la firma, una sigla che prova che a bussare è davvero Stripe. Va verificata, o suona chiunque.

Il browser

Quando uno strumento non ha né CLI né API né MCP, oppure le ha ma non arrivano dove ti serve, resta l'interfaccia fatta per le persone. Con l'estensione del browser l'agente apre le pagine nel tuo Chrome, coi siti in cui sei già entrato. Niente chiavi da creare, niente documentazione da leggere. Vede quello che vedresti tu. Poi però comincia un ciclo, e il ciclo è il costo. Legge la pagina, decide, clicca o scrive, la pagina cambia, e la rilegge. Una schermata di Google Ads letta per intero pesa quanto un capitolo di libro, e lui la rilegge a ogni passo. Federico crea e modifica le campagne su Meta e Google Ads proprio così, con l'estensione del browser. L'agente prepara e non pubblica. Federico rilegge, controlla e pubblica, e ci risparmia ore ogni giorno. Su Google Ads un'altra strada non c'è, perché il connettore ufficiale legge e non scrive, e l'API non fa tutto quello che Federico fa nell'interfaccia. Su Meta invece ad aprile sono nati una CLI e un connettore ufficiali, ancora in beta, ed è il corollario della scala. La porta buona nel frattempo è nata, ed è ora di ricontrollare. Il browser va sorvegliato. Su una campagna pubblicitaria un click sbagliato non è un refuso, sono soldi.

Lo schermo

L'ultima porta, e la più bruta. Qui l'agente non entra nel browser. Guarda una foto di tutto lo schermo, decide dove cliccare in coordinate, clicca, e riguarda per vedere com'è andata. Così arriva dove il browser non arriva, a un programma installato sul computer, a una finestra di sistema, alla finestrella con cui si sceglie un file. La libertà è massima, perché tutto quello che vedi tu lo vede lui. Ma ogni passo è una foto, e una foto pesa. Uno screenshot normale costa circa milletrecento token, più il ragionamento, e i passi raddoppiano, perché dopo ogni azione riguarda per verificare. È la più cara, la più lenta e la più fragile. Dieci pixel fuori, e il click va da un'altra parte. E intanto il mouse è suo, quindi finché lavora il computer non lo usi tu. Nel lavoro di Federico non c'è nessun compito quotidiano che passi da qui. È il ripiego del ripiego, la porta che si apre quando le altre cinque sono chiuse.

WordPress

Le porte non si escludono, e non si sceglie una volta per tutte. Si sceglie lavoro per lavoro. Linus è una skill, cioè le istruzioni scritte che l'agente segue per un lavoro, e Federico ci costruisce e migra i siti. Su un sito WordPress usa quattro porte. Il terminale del server su cui il sito vive, che si chiama SSH, lo sportello dell'API, la presa MCP e il browser. La regola che ha scritta dentro è parente di quella di questa guida. Fra le porte che coprono il lavoro si usa quella che si automatizza meglio, che di solito è anche quella che costa meno, e una porta si dichiara buona solo dopo una prova in sola lettura riuscita. Davanti alla pagina, prova a toccare i lavori nello schema. Per leggere com'è fatto il sito vince il terminale, perché un comando risponde con l'elenco intero. Per caricare duecento foto vince l'API, perché il caricatore delle immagini, oltre il centinaio, fallisce in silenzio. Per un pannello senza API vince il browser. E a volte si mescolano. Per cambiare un testo dentro una pagina pesante, Linus lavora dentro il browser ma da lì chiama l'API, così la pagina nel contesto non entra mai.

Il conto

Due cose che da fuori non si vedono. La prima è che i token si sommano, passo dopo passo, e una porta da persona paga ogni passo decine di volte più di una porta da macchina. Con le ipotesi del grafico, che sono ordini di grandezza e non misure, lo stesso compito da otto passi dal terminale costa milleduecento token, e dal browser quarantamila. La seconda è che gli errori si moltiplicano. Se ogni passo ha il cinque per cento di probabilità di andare storto, su venti passi la probabilità che almeno uno vada storto è del sessantaquattro per cento. Non è un po' più rischioso. Due volte su tre qualcosa va storto, e per questo un lavoro lungo dentro una porta fragile si spezza in pezzi corti e si sorveglia. Davanti alla pagina, sposta il cursore dei passi e guarda se le porte da persona scendono sotto quelle da macchina. Non succede, ed è esattamente quello il punto. Il webhook qui non c'è, perché non passa dall'intelligenza artificiale. Se sbaglia, è perché è sbagliato il codice.

La scala

Come si sceglie, in dieci secondi. Prima domanda. Chi fa la prima mossa? Se l'evento nasce dall'altra parte è webhook, e non c'è altro da discutere. Se la mossa la fai tu, scendi la scala. La CLI se c'è. Se no MCP, quando lo strumento ha un connettore ufficiale. Costa qualche token più dell'API, e le passa davanti per una ragione sola. Non leggi documentazione. È l'unica eccezione alla regola. Se no l'API. Se no il browser. Se no lo schermo. Poi c'è il corollario. A volte prendi quello che lo strumento ti dà. Sarebbe meglio la CLI, c'è solo l'API, ti adatti. Non c'è nemmeno l'API e c'è solo il sito, allora browser, sapendo cosa stai pagando. E ogni tanto torni a controllare, perché gli strumenti cambiano e la porta buona magari nel frattempo è nata. Ogni porta si paga in tre monete. Quanta libertà ti dà, quanti token ti costa, quanti errori ti fa. Davanti alla pagina, spunta quello che il tuo strumento offre, o prendi uno degli esempi, e guarda quale gradino si accende.

La regola

La regola, per intero, sta in una riga. La porta più economica che copre il lavoro. E il corollario conta quanto la regola. A volte prendi quello che lo strumento ti dà, e allora usi la porta cara sapendo cosa paghi. L'esercizio sono venti minuti, e si fa oggi. Prendi tre strumenti che usi ogni giorno, quelli veri, il gestionale, il calendario, il programma con cui mandi le email. Per ognuno chiedi al tuo agente quali porte offre. Poi scegli la più economica che copre il lavoro, e se ti tocca una porta cara scriviti in una riga perché. È quella riga che fra tre mesi ti fa ricontrollare se nel frattempo è uscita la CLI. Nell'ultima slide trovi la frase da incollare al tuo agente, prima di farlo lavorare su uno strumento nuovo. E se vuoi la risposta sul tuo caso, in fondo alla pagina puoi mandare a Federico i tuoi tre strumenti, e ti risponde lui, gratis. Una porta cara non è una sconfitta. È una scelta, e adesso sai di averla fatta.

Le undici slide

Ogni porta ha la sua slide: cos'è, come la uso nel mio lavoro, i punti di forza e quelli deboli, quando sì e quando no. Dove lo schema ha cursori, caselle o tasti, provali.

La mappa

Sei porte, e la prima cosa da capire è chi bussa a chi

Agente

Da macchina: bussa l'agente

Da persona: bussa l'agente

Bussa lo strumento

Strumento

Tocca una porta per leggere cosa fa.

Un agente da solo non fa niente. Per lavorare deve parlare con gli strumenti che usi già, il calendario, il sito, il programma che incassa, e per parlarci ha sei porte. In cinque bussa l'agente: il terminale (CLI), lo sportello del servizio (API), la presa standard (MCP), il browser e lo schermo. Nella sesta bussa lo strumento, e si chiama webhook. Succede qualcosa dall'altra parte, e lui ti avvisa.

Le cinque in cui bussa l'agente si dividono in due famiglie, e la differenza la paghi tutti i giorni. Da macchina sono CLI, API e MCP: si parla il linguaggio dello strumento, costa poco, sbaglia poco, e si fa solo quello che lo strumento ha previsto. Da persona sono il browser e lo schermo: l'agente usa l'interfaccia fatta per te, arriva quasi ovunque, e paga ogni passo in token, in tempo e in errori.

Torna alle sei porte, slide 1 di 11

Porta da macchina

La CLI: il comando dal terminale

Terminale

$ higgsfield generate create gpt_image_2 \
    --prompt "..." --wait
https://.../immagine.png
Il contocirca 60 token

Il comando e la risposta, insieme, pesano meno di un messaggio breve.

CLI sta per Command Line Interface, cioè un programma senza finestre e senza bottoni, che si comanda scrivendo nel terminale, la finestra dove si danno i comandi al computer. Se usi Claude Code ne hai già una davanti, perché Claude Code è una CLI, e anche la sua app è un terminale abbellito. La porta di cui parla questa slide però è un'altra: le CLI degli altri strumenti, quelle che il tuo agente apre per parlare con loro. Fra le porte in cui bussa l'agente è la più economica. Scrive una riga, legge una riga, ha finito.

Quasi sempre è un vestito comodo sopra l'API dello stesso servizio (l'API è la prossima slide), con la documentazione dentro. All'agente basta chiedere --help e gli viene spiegato tutto, senza che nessuno vada a cercare niente. Il login si fa una volta, e finché non scade non chiede più. E la risposta si può filtrare, così nel contesto, cioè in quello che l'AI tiene a mente mentre lavora, entra solo il dato che serve.

Nel mio lavoro

Higgsfield, il servizio che mi genera immagini e video, ha il suo sito, la sua API e anche un connettore, ma io lo uso solo dalla sua CLI. Il login è una volta sola, higgsfield auth login, si apre il browser, dici sì, e la CLI si tiene il biglietto. Poi ogni lavoro è un comando: higgsfield generate create, il modello, --prompt "quello che voglio" e --wait, che aspetta e scrive a schermo l'indirizzo del file.

Sono CLI anche quelle che tengono in piedi questo sito, Vercel per metterlo online, gh per GitHub, neonctl per il database, rclone per Google Drive. L'agente le usa tutte dallo stesso terminale, una riga per volta.

Punti di forza

  • La meno cara delle cinque. Il comando di prima, con l'indirizzo che risponde, sta in una sessantina di token, due righe di testo.
  • Non improvvisa, e non c'è niente da insegnarle, perché l'agente sa già usare un terminale.
  • La risposta si filtra, e nel contesto entra solo il pezzo che serve.
  • Un comando si attacca all'altro: quello che esce dal primo entra nel secondo.

Punti deboli

  • Esiste solo se chi fa il servizio l'ha scritta. Se non c'è, non c'è.
  • Va installata e autenticata su ogni computer, e i login scadono. Quello di Neon, il servizio del mio database, durava un'ora. Di notte, dentro un automatismo, scadeva, e i lavori si fermavano a chiedere un accesso che non faceva nessuno. Adesso al suo posto c'è una chiave.
  • Un comando può scrivere a schermo più del dovuto. Quello che crea un database di prova mostra anche l'indirizzo completo, password dentro, e quello che compare resta scritto nella conversazione. Si chiede la risposta filtrata, o la si manda su un file.
Quando sì
Sempre, se c'è.
Quando no
Quando non c'è. O quando la CLI fa meno dell'API, e allora l'API.

Torna alle sei porte, slide 2 di 11

Porta da macchina

L'API: lo sportello del servizio

Richiestadammi i pagamenti di oggi(qui detta in italiano: all'API arriva in una forma precisa)CHIAVE
Risposta{ id: 7412,
importo: 997.00,
stato: pagato }
Documentazione

La documentazione dice cosa si può chiedere. Si legge una volta, e poi la chiamata gira da sola.

API sta per Application Programming Interface, ed è lo sportello che quasi ogni servizio tiene aperto per i programmi. Chiedi in una forma precisa, alleghi una chiave che dice chi sei, e ti torna una risposta in una forma precisa. Alla stessa domanda risponde sempre nello stesso modo: non improvvisa niente.

È anche la porta vera dietro quasi tutte le altre, perché le CLI e le prese MCP, sotto sotto, chiamano un'API. La chiave, quella sì, vuole attenzione. Sta in un file del tuo computer che puoi aprire solo tu, e in chat non ci passa mai. Una chiave finita dentro una conversazione è bruciata, e si cambia.

Nel mio lavoro

Questo sito ne usa parecchie, e chi ci passa non se ne accorge. Quattro esempi. Le email partono con l'API di Resend, i video salgono con quella di Bunny, il servizio da cui si guardano, i messaggi che gli atleti mi dettano a voce li trascrive quella di ElevenLabs, e l'avviso che ricevo quando qualcuno chiede di entrare in un mio corso è una sola chiamata all'API del bot Telegram.

Un dettaglio che si impara una volta sola, di solito sbagliando. I video oltre il mezzo giga col caricamento normale non salgono, perché tiene il file intero in memoria e muore a metà. Si mandano con un comando che legge il file mentre lo spedisce, e la chiave del servizio sta in un file, mai sulla riga del comando.

Punti di forza

  • Precisa e documentata: sai prima cosa chiedere e cosa ti torna.
  • Costa pochissimo, una richiesta di testo e una risposta di testo.
  • Non improvvisa, quindi si mette in uno script, cioè un piccolo programma che rifà lo stesso lavoro da solo, anche quando l'agente non c'è.

Punti deboli

  • Serve una chiave, e serve leggere la documentazione. O farla leggere a lui.
  • Fai solo quello che il servizio ha deciso di aprire. Stripe, con cui incasso, al momento del pagamento il codice fiscale non lo chiede, e la pagina dove raccolgo i dati per la fattura me la sono dovuta fare io.
  • La forma della risposta cambia senza avvisare. Il 2 settembre ho scoperto che Stripe aveva spostato il campo dello sconto in un altro punto, e la mia pagina di pagamento cadeva appena qualcuno usava un codice, senza che nessuno avesse toccato una riga. La risposta di un fornitore è un dato, non un contratto.
  • Ci sono limiti di velocità. Resend rifiuta oltre le dieci richieste al secondo, e l'ho scoperto sfogliando l'elenco delle email spedite, una pagina dopo l'altra, nel momento peggiore.
Quando sì
Lavoro ripetibile, dati precisi, qualcosa da mettere in uno script e poi dimenticare.
Quando no
Quando l'API non arriva dove ti serve. Lì si scende di un gradino.

Torna alle sei porte, slide 3 di 11

Porta da macchina

MCP: la presa standard

Agente
MCP
API
Browser
Database

Quanto paghi prima ancora di dire buongiorno

3 server: circa 7.500 token a ogni conversazione se l'agente legge tutte le descrizioni, circa 600 se legge solo i nomi. La descrizione di un comando, in quel caso, la paga quando gli serve.

MCP sta per Model Context Protocol, ed è uno standard, cioè un accordo su come ci si parla. Un server MCP è il programma che fa da presa per un servizio. Espone un elenco di comandi (crea un evento, cerca un'email), ognuno col suo nome, la sua descrizione e i suoi parametri, e qualunque agente che parla MCP quell'elenco se lo legge e li chiama da solo. In Claude questi server li trovi col nome di connettori, e li fa girare chi li offre: è un programma, non un computer da tenere acceso. Non devi insegnargli niente, e l'autenticazione si fa una volta.

Non è il contrario dell'API. Spesso è una presa messa davanti a lei, come per Google Calendar, e dietro ci può essere anche un browser pilotato, un database, Telegram. Se dietro c'è un browser, le pagine che ti riporta le paghi come col browser. Nella scala le passa davanti per una ragione sola: quando lo strumento ha un connettore ufficiale, non leggi la documentazione. Il prezzo è l'elenco dei comandi, e quanto lo paghi dipende dal tuo agente. Claude Code oggi, quando apri una conversazione, legge solo i nomi, e la descrizione di un comando la va a cercare quando gli serve, quindi una presa in più costa poco. Altri agenti, o Claude Code con quella ricerca spenta, leggono tutte le descrizioni appena apri, anche quelle dei comandi che oggi non userai, e lì ogni presa in più si paga a ogni conversazione.

Nel mio lavoro

Il guardiano del corso è un agente che gira ogni mezz'ora su un computer sempre acceso. Guarda chi ha pagato e, se manca dagli invitati, lo invita alle dirette su Google Calendar. Lo fa con il connettore Calendar, che è un server MCP. Le bozze di risposta a chi chiede di entrare in un corso invece non le prepara col connettore di Gmail, perché ne riscriverebbe i link come rimandi di Google. Le mette in Gmail con uno script, e poi le mando io.

Anche lo Sherpa dei miei atleti, l'assistente che si costruiscono e a cui scrivono dal telefono, parla con Telegram attraverso un'estensione di Claude Code, e quell'estensione è MCP. È la presa che gli fa leggere i loro messaggi e rispondere.

Punti di forza

  • L'agente scopre i comandi da solo: niente documentazione da leggere, né da fargli leggere.
  • Lo stesso server serve più agenti, e la stessa presa la puoi attaccare anche a Codex.
  • Ci si autentica una volta, e il lavoro diventa una conversazione: sposta quella riunione, cerca quella email.

Punti deboli

  • Con alcuni agenti le descrizioni di tutti i comandi si pagano a ogni conversazione, anche in quelle in cui non usi niente.
  • Il programma della presa deve essere in funzione: se l'hai installato tu, lo tieni acceso tu. E hai solo i comandi che l'autore ha esposto, con le sue idee dentro. Il connettore Calendar attacca una stanza Meet a ogni serie di eventi ripetuti che crea con degli invitati, anche quando gli chiedo di non farlo, e poi non sa toglierla. Provato due volte, stesso esito. Il link buono lo scrivo nella descrizione, la stanza la tolgo a mano.
  • Una presa che sta in ascolto, come quella di Telegram, ascolta in ogni conversazione in cui è accesa. Se le conversazioni aperte sono due, si rubano i messaggi a vicenda, quindi la si accende in una sola.
Quando sì
C'è un connettore ufficiale e il lavoro è una conversazione: calendario, posta, documenti.
Quando no
Lavoro ripetitivo da mettere in uno script (meglio CLI o API), o ti serve un comando che quel server non espone.

Torna alle sei porte, slide 4 di 11

Il campanello

Il webhook: lo strumento bussa a te

Stripe
/api/stripe-webhook
Pagamento salvato
Email di benvenuto
Avviso Telegram
Come te ne accorgi

Un'ora di lavoro

Il pagamento: minuto 35 Visto: minuto 35

Chiamate a vuoto in un giorno0
Attesa massimapochi secondi
Attesa mediapochi secondi

Tocca «Un altro pagamento» e arriva in un minuto a caso dell'ora. Guarda quanto aspetti col campanello e quanto col giro.

Fin qui la prima mossa l'ha sempre fatta l'agente. Il webhook è il contrario. Dai allo strumento un indirizzo web tuo, e quando dall'altra parte succede qualcosa, un pagamento, un'email che arriva, è lui a bussare lì. L'alternativa si chiama giro di controllo, cioè passare a guardare ogni tanto se c'è qualcosa di nuovo, e quel giro lo paghi anche tutte le volte in cui non c'è niente.

L'altra cosa da sapere è che il webhook non passa dall'AI. È un pezzo di codice che riceve e agisce, scritto una volta e poi lì fermo. Per questo arriva subito e costa zero token a evento. Se poi il suo lavoro è svegliare l'agente, da lì in avanti l'agente consuma come sempre.

Nel mio lavoro

Quando qualcuno compra, il grilletto di tutto è il webhook di Stripe. Stripe manda l'evento al mio indirizzo con una firma, cioè una sigla che prova che è davvero Stripe a mandarlo. Il mio pezzo di codice controlla la firma, salva il pagamento, manda al cliente l'email giusta e avvisa me su Telegram. Se il mio indirizzo risponde con un errore, Stripe ritenta, per giorni. Per questo ogni evento ha il suo numero unico, e alla seconda consegna non si scrive a nessuno. Senza quel numero chi paga una volta riceverebbe tre benvenuti.

Il giro di controllo, da me, è il guardiano. Guarda il database ogni mezz'ora, e mezz'ora è il suo ritardo massimo. Anche il mio assistente su Telegram, che si chiama Sherpa come quello degli atleti, fa il giro, e per questo sul suo bot un webhook non si può mettere. Telegram ammette un collegamento solo per volta, e appena se ne apre un secondo il primo smette di rispondere.

Punti di forza

  • Immediato: la reazione parte nell'istante in cui l'evento nasce.
  • Niente giri a vuoto, e zero token, perché è codice e non ragionamento.
  • Regge il volume: mille eventi, mille bussate, nessun giro in più.

Punti deboli

  • Serve un indirizzo pubblico sempre acceso, cioè un server, un computer sempre in rete. Il tuo portatile non basta.
  • La firma va verificata, o suona chiunque.
  • Gli avvisi doppi vanno gestiti, perché lo strumento ribussa finché non rispondi bene, e lo stesso evento può arrivarti tre volte.
  • Se il tuo server è spento quando suona, devi poter recuperare quello che è successo. Ed è codice. Lo può scrivere il tuo agente, ma qualcuno lo deve tenere acceso e aggiornato.
Quando sì
L'evento nasce dall'altra parte (un pagamento, un'email in arrivo, un'email tornata indietro) e vuoi reagire subito.
Quando no
Ti basta guardare ogni tanto, o non hai un server acceso. Allora un giro di controllo a passo lento, e di quella cosa ti accorgi col ritardo del tuo giro.

Torna alle sei porte, slide 5 di 11

Porta da persona

Il browser: l'agente usa il tuo Chrome

Leggela pagina intera entra nel contesto
Decidedove cliccare e cosa scrivere
Clicca e scrivesul tuo Chrome, coi siti in cui sei già entrato
La pagina cambiae va riletta da capo

e si ricomincia, a ogni passo

Il bottone Salva che non risponde al click normale.
Uno screenshot dopo ogni azione che salva qualcosa.

Quando uno strumento non ha né CLI né API né MCP, oppure le ha ma non arrivano dove ti serve, resta l'interfaccia fatta per le persone. Con l'estensione del browser (per Claude si chiama Claude in Chrome) l'agente apre le pagine nel tuo Chrome, coi siti in cui sei già entrato. Niente chiavi da creare, niente documentazione da leggere. Vede quello che vedresti tu.

Poi però comincia un ciclo, e il ciclo è il costo. Legge la pagina, decide, clicca o scrive, la pagina cambia, e la rilegge. Le pagine di oggi sono enormi: una schermata di Google Ads letta per intero pesa quanto un capitolo di libro, e lui la rilegge a ogni passo.

Nel mio lavoro

Le campagne su Meta e Google Ads le faccio così, con l'estensione del browser. L'agente prepara e non pubblica. Se sbaglia me ne accorgo io, rileggo, controllo e pubblico, e rispetto a fare tutto da me ci risparmio ore, ogni giorno.

La skill che ne è venuta fuori, cioè le istruzioni scritte che l'agente segue per quel lavoro, è fatta di errori pagati. Su Google Ads il click normale attraversa il bottone Salva senza premerlo, e per premerlo davvero ci vuole una funzione che gli mandi la sequenza vera, premi, rilascia, clicca. Prima di ogni operazione si controlla l'account in alto a destra, perché sbagliare account vuol dire spendere i soldi di qualcun altro. E dopo ogni azione che salva qualcosa si fa uno screenshot, che è la prova.

Su Google Ads non è pigrizia, è che un'altra strada non c'è. Il connettore ufficiale legge e non scrive, e l'API non fa tutto quello che faccio io nell'interfaccia. Su Meta invece ad aprile sono nati una CLI e un connettore ufficiali, ancora in beta, che creano e modificano le campagne. È il corollario della scala, la porta buona che nel frattempo è nata, e per me è ora di ricontrollare.

Punti di forza

  • Arriva dappertutto: se ha un sito, ci entra.
  • Usa i siti in cui sei già entrato, quindi, installata l'estensione, parte subito, senza chiavi da creare.
  • Vede quello che vedi tu, e te lo racconta.

Punti deboli

  • Costa molti token, perché la pagina la rilegge a ogni passo.
  • È lento.
  • Sbaglia più spesso: bottoni che non rispondono, finestre che si aprono in mezzo, pagine che cambiano disegno da un mese all'altro.
  • Va sorvegliato. Su una campagna pubblicitaria un click sbagliato non è un refuso, sono soldi.
Quando sì
C'è solo l'interfaccia web, il lavoro è una tantum, o vuoi vedere con i tuoi occhi mentre succede.
Quando no
Esiste una porta da macchina che copre il lavoro, il lavoro è ripetitivo (lì vince lo script), o un click sbagliato fa danni mentre nessuno guarda.

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Porta da persona

Lo schermo: l'agente muove mouse e tastiera

Screenshotuna foto dell'intero schermo
Decidele coordinate del punto da toccare
Clicca a (842, 517)mouse e tastiera, come le tue mani
Riguardaun'altra foto, per verificare

e si ricomincia, a ogni passo

Una foto costa circa 1.300 token: un token ogni quadratino di 28 pixel.
Mentre lavora, il mouse è suo: il computer non lo usi tu.

L'ultima porta, e la più bruta. L'agente non entra nel browser. Guarda una foto di tutto lo schermo, decide dove cliccare in coordinate, clicca, e riguarda per vedere com'è andata. Così arriva dove il browser non arriva, un programma installato sul computer, una finestra di sistema, la finestrella con cui si sceglie un file.

Ogni passo però è una foto, e una foto pesa. Un'immagine si conta a quadratini, un token per ogni quadratino di 28 pixel di lato, quindi uno screenshot da 1280 per 800 costa circa 1.300 token, più il ragionamento attorno, e quel conto va moltiplicato per i passi. E intanto il mouse è suo, e finché lavora il computer non lo usi tu.

Nel mio lavoro

È il ripiego del ripiego, e di lavori quotidiani che ci passano non ne ho nemmeno uno. Resta per quello che il browser pilotato non raggiunge, una finestra di sistema o un'app che sta fuori dal browser. È la porta che si apre quando le altre cinque sono chiuse.

Punti di forza

  • Libertà massima: tutto quello che vedi tu, lo vede lui.
  • Una volta dati i permessi, guarda e clicca come faresti tu.

Punti deboli

  • La più cara di tutte: una foto per passo, più il ragionamento, e i passi raddoppiano, perché dopo ogni azione serve la foto di verifica.
  • La più lenta.
  • La più fragile. Dieci pixel fuori e il click va da un'altra parte, una finestra che si sposta e lui la perde.
  • Occupa il computer, e non si lascia solo, quindi sei lì a guardare.
Quando sì
Un'app senza sito, senza API e senza CLI, per un lavoro breve e con te davanti.
Quando no
Tutto il resto.

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Un lavoro, più porte

WordPress: la porta si sceglie lavoro per lavoro

SSH + WP-CLI
API REST
Sito WordPress
MCP
BROWSER

Il lavoro

Tocca un lavoro: la porta che serve si accende, con il perché.

Prima di fidarti di una porta, una prova in sola lettura.

Prima modifica solo dopo un backup doppio, e niente si cancella mai: bozza, o cestino.

Le porte non si escludono, e non si sceglie una volta per tutte. Si sceglie lavoro per lavoro. Linus, la skill di Claude Code con cui costruisco e migro i siti, su un sito WordPress ne usa quattro: il terminale del server su cui il sito vive (si chiama SSH, e ci gira WP-CLI, la CLI di WordPress), lo sportello dell'API, la presa MCP e il browser. La regola che ha scritta dentro è parente di quella di questa guida. Fra le porte che coprono il lavoro si usa quella che si automatizza meglio, che di solito è anche quella che costa meno, e una porta si dichiara buona solo dopo una prova in sola lettura riuscita.

A volte le mescola, ed è il pezzo che mi piace di più. Per cambiare un testo dentro una pagina che pesa fra i venti e i cinquanta kilobyte, lavora dentro il browser ma da lì chiama l'API di WordPress, col biglietto d'ingresso che il browser ha già. La pagina nel contesto non entra mai, e quei caratteri non li paga nessuno. La presa MCP di WordPress esiste, si registra progetto per progetto e vince quando il lavoro è una domanda secca in conversazione. Per i cinque lavori qui sopra arrivano prima le altre tre.

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Il conto

Lo stesso compito costa diverso, e sbaglia diverso

Token consumati

CLI
1.200
API
2.400
MCP
3.400
BROWSER
40.000
SCHERMO
48.000

la CLI: 1.200. l'API: 2.400. MCP: 3.400. il browser: 40.000. lo schermo: 48.000

Probabilità di almeno un errore

CLI
4%
API
8%
MCP
8%
BROWSER
28%
SCHERMO
39%

la CLI: 4%. l'API: 8%. MCP: 8%. il browser: 28%. lo schermo: 39%

Il webhook in questo conto non c'è, e non per dimenticanza: non passa dall'AI, quindi non consuma token e non si stanca. Se sbaglia, è perché è sbagliato il codice.

Due cose che da fuori non si vedono. La prima è che i token si sommano, passo dopo passo, e una porta da persona paga ogni passo decine di volte più di una porta da macchina. Con le ipotesi di partenza del grafico qui sopra, che sono ordini di grandezza e non misure e contano anche il ragionamento attorno a ogni passo, lo stesso compito da otto passi dal terminale costa milleduecento token e dal browser quarantamila.

La seconda è che gli errori si moltiplicano. Se ogni passo ha il cinque per cento di probabilità di andare storto, un numero tondo per fare il conto, su venti passi la probabilità che almeno uno vada storto è del sessantaquattro per cento. Non è un po' più rischioso. Due volte su tre qualcosa va storto, ed ecco perché un lavoro lungo dentro una porta fragile si spezza in pezzi corti e si sorveglia.

Sposta i passi, o le ipotesi dentro numeri credibili, e guarda se le porte da persona scendono sotto quelle da macchina. Non succede, ed è esattamente quello il punto.

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La scala

Prendi quello che lo strumento ti dà

Cosa ti dà lo strumento?

Chi fa la prima mossa?

Oppure scegli un esempio

La porta che sceglie la scala: ancora nessuna. Spunta quello che lo strumento ti dà, o prendi un esempio qui sopra.

Sei porte, e la scala ne indica una sola: quella da cui partire. Se poi non basta, scendi di un gradino sapendo cosa paghi.

Non sai cosa offre il tuo strumento? Chiedilo al tuo agente con la frase dell'ultima slide, o mandamelo in fondo alla pagina.

Come si sceglie in dieci secondi. Prima domanda: chi fa la prima mossa? Se l'evento nasce dall'altra parte è webhook, e non c'è altro da discutere. Se la mossa la fai tu si scende la scala. La CLI se c'è. Se no MCP, quando lo strumento ha un connettore ufficiale. Costa qualche token più dell'API, e le passa davanti per una ragione sola: i comandi se li scopre da solo, e tu non leggi documentazione. È l'unica eccezione alla regola. Se no l'API. Se no il browser. Se no lo schermo.

Poi c'è il corollario, quello del titolo. A volte prendi quello che lo strumento ti dà. Sarebbe meglio la CLI, c'è solo l'API, ti adatti. Non c'è nemmeno l'API e c'è solo il sito, allora browser, sapendo cosa stai pagando. E ogni tanto torni a controllare, perché gli strumenti cambiano e la porta buona magari nel frattempo è nata. Ogni porta si paga in tre monete: quanta libertà ti dà, quanti token ti costa, quanti errori ti fa. La tabella qui sotto le mette in fila.

Le tre monete, porta per porta

PortaLibertàTokenErrori
CLIsolo quello che il comando prevedeminimirari, e si leggono
MCPquello che l'autore del server ha espostobassi, più l'elenco dei comandirari
APIquello che il servizio esponebassirari, ma la forma può cambiare
BROWSERalta: tutto quello che ha un sitoaltifrequenti, da sorvegliare
SCHERMOmassima: tutto quello che vedialtissimii più frequenti
WEBHOOKnon scegli tu: reagisci a quello che arrivazero: è codicefirme false e avvisi doppi

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La regola

La porta più economica che copre il lavoro

L'esercizio sono venti minuti, e si fa oggi. Prendi tre strumenti che usi ogni giorno, quelli veri: il gestionale, il calendario, il programma con cui mandi le email. Per ognuno chiedi al tuo agente quali porte offre.

Poi scegli la più economica che copre il lavoro, e se ti tocca una porta cara scriviti in una riga perché. È quella riga che fra tre mesi ti fa ricontrollare se nel frattempo è uscita la CLI. Frase da incollare, prima di far lavorare l'agente su uno strumento nuovo:

Prima di lavorare su [strumento] col browser, controlla se esiste una CLI ufficiale, un connettore MCP ufficiale o un'API: se ce n'è più di una, usiamo la prima che copre il lavoro, in quest'ordine, CLI, MCP, API, e dimmi in una riga perché. Se il connettore c'è ma non è collegato, dimmelo e lo collego io. Se c'è solo il sito, dimmelo e vai col browser, un passo alla volta, fermandoti prima di ogni azione che costa soldi o cancella qualcosa.

La frase rende di più con un agente che lavora sul tuo computer, come Claude Code o Codex: è lì che le CLI si possono usare.

Sei porte, una regola

Prima la porta che costa meno. Poi, se serve, scendi di un gradino.

E quando c'è solo quella cara, la usi sapendo cosa paghi.

Non hai un agente sottomano, o non sai cosa chiedergli? Mandami i tuoi tre strumenti qui sotto.

Per andare più a fondo

La regola ce l'hai. Adesso mettila sui tuoi strumenti.

Dalla strada più leggera alla più impegnativa.

La risposta sul tuo caso

Mandami i tuoi tre strumenti. Ti dico io da che porta passare.

Quelli che usi ogni giorno, e cosa vorresti che il tuo agente ci facesse. Ti rispondo io, gratis, per email: per ognuno la porta, il perché in una riga e il primo passo per provarla. Di solito entro un paio di giorni.

Federico Vitiello, ritrattoFederico Vitiello

Gratis, con l'email

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Quarantacinque minuti dentro un allenamento vero. Consegno agli atleti la skill con cui costruisco i siti e la provo in diretta su due modelli di AI. La skill resta a loro, la lezione la guardi tu, e si apre lasciando l'email.

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